I XXV Giochi olimpici invernali stanno per aprire i battenti. La festa inaugurale si terrà il 6 febbraio allo stadio pubblico di San Siro (recentemente venduto al solo scopo di essere demolito) e quella conclusiva si terrà quattordici giorni più tardi all’Arena di Verona, con biglietti disponibili a partire da 950 euro/persona.
Se la primavera della candidatura olimpica era stata caratterizzata dal miraggio dei Giochi più sostenibili di sempre e a costo zero, e la sua estate da una governance commissariale non esattamente democratica e trasparente, è dall’autunno dello scorso anno che dobbiamo riannodare i fili della vicenda per comprendere la portata del mega-evento. Il terzo rapporto della campagna Open Olympics, pubblicato in dicembre, ci offre una fotografia schietta dello stato dell’arte.
L’autunno della proposta olimpica è stato segnato dall’incedere dei ritardi, che hanno posticipato l’apertura di alcune opere stradali all’autunno 2033, ed altre opere essenziali legate alle location di gara alla fine del 2027. La Fondazione Milano Cortina stima in 1,7 MLD la spesa necessaria alla realizzazione dei giochi. A questa cifra vanno sommati 3,5 MLD di opere in pancia a Simico SpA e, nella sola Regione Lombardia, altri 3,8 MLD di opere ulteriori al perimetro della principale stazione appaltante (e in tanti casi soggetto attuatore) messa in campo dal governo. A questa somma andrebbero aggiunte singole iniziative promosse in altre province, dai Comuni, da RFI, e almeno cinque in quota ANAS. La cifra totale? Al momento non è nota una stima credibile e informata, fatto che di per sé invita a dubitare di qualunque ipotesi sui possibili moltiplicatori economici e turistici dell’investimento. Del solo perimetro Simico (3,5 MLD di cui sopra) sappiamo qualcosa in più: per cominciare, sappiamo di extra-costi per oltre 150 MLN negli ultimi 300 giorni del 2025, ma, cosa ben più significativa, sappiamo che i due terzi delle opere non sono essenziali ai fini dell’evento, che 28 di queste stazionano in fase di progettazione, e che queste opere non essenziali cubano l’87% della spesa complessiva. Non si tratta di sola malagestione. Nonostante la governance commissariale e la gestione “agile” delle valutazioni d’impatto ambientale e strategico, il binomio fretta-ritardo è la dimostrazione plastica che le Olimpiadi si propongono come il volano adeguato ad inaugurare cantieri infrastrutturali, non come l’evento che ne rendeva indispensabile la tempestiva conclusione.
Nel frattempo i costi delle paralimpiadi sono cresciuti del 359% e il DL Sport ha sottratto 43 MLN di euro al Fondo per le vittime di mafia e usura, mentre veniva decurtato di oltre il 50% il Fondo unico per l’inclusione delle persone con disabilità. Non esiste una stima del consumo complessivo di suolo né dell’impronta di C02 delle singole opere, né gli importi e i codici identificativi di gara (CIG) dei subappalti. Almeno due accessi civici relativi agli extra costi dei Giochi sono stati negati, per uno dei due dinieghi il Tar della Lombardia ha condannato il Comune di Milano.
Si potrebbe andare avanti così, approfondendo ogni singola faccia della geometria complessa del grande evento, rischiando di non trovare parole adeguate e rispettose per denunciare che due operai hanno perso la vita in questi stessi cantieri.
Il prossimo 6, 7 e 8 febbraio a Milano sarà nuovamente tempo di Utopiadi: una tre giorni di critica radicale a questi Giochi, promossa dal Comitato Insostenibili Olimpiadi e dai movimenti sociali della città. Una tre giorni per restituire protagonismo alle vertenze per l’abitare, lo sport popolare, l’attraversamento dolce dell’ambiente montano, a fronte della sbornia collettiva per l’ennesimo grande evento con cui Milano e Cortina si propongono come mete turistiche globali alla faccia della sbandierata accessibilità e inclusione, ma anche sulla pelle di ecosistemi fragili e diritti sindacali. Se il lavoro sarà protagonista del venerdì e lo sport di base emergerà nella domenica, la giornata di sabato 7 febbraio sarà caratterizzata, tra le altre proposte, da un grande corteo popolare di opposizione alle nocività ambientali e finanziarie del modello olimpico, su cui sia realtà dell’area metropolitana che delle aree interne (che hanno visto in presa diretta drenare risorse per alimentare il carrozzone della kermesse e della betoniera) stanno lavorando incessantemente. Va segnalato anche un film documentario dal titolo Il grande gioco, che sta contribuendo significativamente al tam tam di controinformazione e produzione di un immaginario irriducibile all’idea di competizione, eccellenza, sciovinismo che da sempre caratterizza questo tipo di appuntamenti. Utopiadi significa anche porsi in continuità con la lunga tradizione delle alternative alle olimpiadi di stato, tradizione che nasce negli anni ‘20 del Novecento e che vede nell’Olimpiada popular catalana del 1936 il momento più significativo non solo dal punto di vista militante. L’Associazione Proletaria Escursionisti sta convocando uno spezzone dedicato alle terre alte, con particolare riferimento all’area valtellinese e alla vicenda dei 500 larici abbattuti per realizzare una nuova, costosissima, inutile pista da bob in sostituzione della storica pista cortinese, dell’esangue impianto di Cesana torinese, o dell’offerta di Innsbruck di accogliere le competizioni a 150 chilometri di distanza dal versante incriminato.
Le Olimpiadi invernali Milano-Cortina passeranno con la nuova primavera, la loro eredità (quella che i proponenti definiscono legacy) sarà invece ben più duratura e più di ogni altro riferimento numerico o episodico chiarisce la posta in gioco attuale. Tutto quanto brevemente illustrato in questo aggiornamento configura un dispositivo di governo del territorio predatorio, che cattura attenzione e risorse da destinare a politiche pubbliche universali per immolarle sull’altare dell’attrattività, dell’internazionalizzazione, della produzione di esperienze esclusive e memorabili. Parliamo di orizzonti indesiderabili e del tutto incompatibili con la cornice di crisi climatica e di aumento della forbice sociale tra chi detiene soldi e potere e chi invece ambisce a confermare il costo d’affitto di una casa che appuntamenti come quello olimpico, in un contesto deregolamentato, puntano a far esplodere con assoluta noncuranza delle conseguenze sociali. Su questo, non sul perimetro temporale e spaziale dei Giochi, non sul medagliere, si gioca la partita del futuro della città e del Paese, che a queste iniziative disinvolte si ispira.
Per maggiori informazioni rinvio alle inchieste di Altreconomia, al sito cio2026.org e ape-alveare.it
Alberto (abo) Di Monte
bibliotecaria.noblogs.org